LoveCats

LoveCats

giovedì 8 dicembre 2016

Valentina Farinaccio - La strada del ritorno è sempre più corta


Valentina Farinaccio - La strada del ritorno è sempre più corta
Mondadori
2016
pp. 216
€18





In genere i libri che parlano di morti non mi fanno impazzire.
Così come quelli da diabete in fase cronica.
Le saghe familiari mi fanno venire l'orticaria.
Eppure, qui c'è un po' di tutto questo, nelle giuste dosi.
E credo che se da un libro ci si aspetta tanto, se si pretende che arrivati all'ultima sillaba, si avverta un cambiamento e non sempre ciò accade, quando si trova quello che fa scattare la molla, beh, allora vale la pena raccontarlo e consigliarlo.

E niente, cominciamo. Ci sono tre donne. E un uomo.
La prima a prendere la parola è Vera, la terza donna innamorata dello stesso uomo: Giordano, suo padre. E' un amore che fa costantemente a pugni con l'odio, il suo. A cinque anni, come a trenta, quando sarà costretta a rimettere insieme i pezzi del puzzle della propria vita.
La seconda donna è Lia, che poi è anche la seconda innamorata dello stesso uomo: Giordano, suo marito. Lei costumista, lo conosce durante una serata a teatro, e dopo il primo ciao, per anni proverà per lui solo amore, fino alla fine.
La terza voce è quella di Santa, la prima donna innamorata dello stesso uomo: Giordano, suo figlio.
Una di quelle madri che sembra non abbiano alcuna voglia di tagliare il cordone ombelicale che le lega ai figli, una di quelle che non li lascia vivere liberi, di quelle che: “Vai a giocare, ma non ti sporcare!”, che continua imperterrita a mettere il naso nelle loro vite, perché è la madre, semplicemente, ed è convinta che le spetti di diritto.

Giordano Lorenzini fa da sfondo a tutto questo. Un po' come Campobasso, la città in cui si svolgono le vicende narrate. Giordano resta dietro, sfocato, eppure è il protagonista. E' lui il padre che se n'è andato quando sua figlia aveva appena cinque anni, che l'ha lasciata crescere a metà, con un solo braccio, un solo orecchio, “una chiappa a scelta e il piede col callo”. Perché è così che si sente, Vera. Anche se dal padre ha ereditato quei capelli rossi che non sanno mai come stare, l'amore per i libri, e la voglia di inventare e raccontare storie strampalate.
E' lui il marito che ha amato Lia più di se stesso, anche se l'ha tradita. E' lui che l'ha riconosciuta quella sera tra altri mille volti e ha deciso che non l'avrebbe più lasciata andare via. E poco importa se nel frattempo lei stava con un altro: certi occhi si incontrano una sola volta nella vita. E' lui quello che diventa il vestito perfetto per lei, per tutte le occasioni (“L'abito cucito addosso al mio corpo, morbido sui fianchi (che pure se ingrassi un poco ti entra lo stesso), buono per la domenica in chiesa e per una pizza il sabato sera. Abbinato al colore dei miei occhi e di un tessuto caldo d'inverno e fresco d'estate.”)
E' lui il figlio che ha continuato ad assecondare i voleri di una madre insistente, invadente, incessantemente pronta a sentenziare su ogni cosa. E' lui che nonostante tutto, ha continuato a chiamarla ogni giorno, per sapere come stava e se aveva bisogno di qualcosa.
E' lui l'uomo silenzioso ma pieno di vita, che riscrive i finali delle storie su fogli a quadretti. L'amante dei libri, il libraio felice di non guadagnare chissà che, ma di vedere entrare qualcuno dalla porta del suo mondo magico e seguirlo con gli occhi mentre pesca un libro dallo scaffale, si siede su una delle due vecchie poltrone recuperate da uno storico negozio di antiquariato, e comincia a leggere.
E' lui l'uomo che si ammala, e si consuma lentamente, fino a morire. Fino a lasciare tre donne a farsi la guerra e a continuare, senza sosta, a sopportarsi con difficoltà, a non capirsi ed immancabilmente respingersi.
Almeno fino a quando una delle tre, sua figlia, non dovrà cambiare penna e rimettersi a scrivere un finale da lui lasciato in sospeso, combattendo contro i dubbi e le fragilità accumulate in venticinque anni. 

Avrei voglia di raccontarlo per intero, questo bel romanzo, ma rischierei di rovinare la sorpresa a chi capita qui per caso, e non l'ha ancora letto. Per cui mi fermerò.
Ed ecco che ritorno a ciò di cui parlavo all'inizio: da un libro ci si aspetta che ci ponga davanti ad una parte di noi che ancora non conoscevamo, che riesca ad illuminare un punto buio, che riesca a mostrarci le cose da un'altra prospettiva. E questo, fidatevi, riesce benissimo nel suo intento.
La Farinaccio è al suo esordio narrativo - fino ad ora ha fatto la critica musicale, e i riferimenti musicali, infatti, saltano fuori, eccome...e sono davvero azzeccatissimi - e tutto questo le fa onore, perché a mio parere è davvero una grande storia, quella che ha raccontato. E soprattutto lo ha saputo fare con un tono fresco e concreto, senza aver paura di sembrare eccessivamente dura in certi tratti, senza tuffarsi nelle frasi fatte, senza intingere le dita nel barattolo del miele.

Parla di Amore, di amore vero, storto. Non c'è niente di perfetto, niente di allineato, in questa storia. Amore di tutti i giorni. Che a volte non siamo bravi a riconoscere e che altre, invece, vorremmo tanto non dover riconoscere. Di quello che fa male, che non comprendiamo, di quello che pensiamo ci stia logorando, di quello che spesso ci sembra non sia abbastanza. Di gesti innati, come mani che spostano un ciuffo di capelli che cade di continuo sulla fronte; e poi amore che rende liberi, che sa lasciare spazio alla solitudine che arricchisce.
Parla del fatto che quando finisce ci lascia stremati sul divano per intere serate, senza neanche aver voglia di alzarci per lavare i denti. Di momenti infiniti in cui stiamo fermi e aspettiamo che il dolore passi, e che magari nel frattempo passi anche qualcun altro, con un ago e un filo, uno spago, o qualsiasi cosa riesca a riparare un cuore scassato e un respiro rimasto a metà. Parla di quando la notte, a letto, ci giriamo verso destra, allunghiamo la mano, e sentiamo il niente. Di luoghi che non si riescono più a vedere, da soli. Di posti vuoti a tavola, di cuscini che hanno perso il profumo dell'altro.
"Perché sono i dettagli che vengono a mancare", quando l'altro se ne va.
Parla di dolore. Dolore per la perdita, dolore per la malattia. Dolore che ci prende per mano mentre stiamo vicino a qualcuno che ci sta lasciando, che sia per sempre o solo per un po'. Di quei momenti che strappano l'anima e la pelle tutte assieme, in cui ci sentiamo senza più niente sotto ai piedi, in cui non possiamo far altro che osservare la vita che va via, e ci sentiamo impotenti, e pieni di rabbia. Di quando preferiremmo andar via noi, piuttosto che veder la scia di qualcun altro. Di quando ci abituiamo a quella mancanza definitiva e ci stupiamo di noi stessi, se diventiamo capaci di metterla a confronto con quella che non lo è, e che magari avremmo anche potuto evitare.
Parla del coraggio di andar via, di mollare la presa, quando il momento giusto arriva.
Parla di scelte che facciamo per salvarci, per crescere, anche andando contro chi si aspettava altro da noi, che sia una madre, un padre o un compagno di vita.
Parla di frammenti di felicità che abbiamo lasciato scappare, che non siamo riusciti a fermare perché troppo affamati e quindi troppo veloci nel viverla.
E' uno scossone, questo libro. Una folata di vento che trascina dall'altra parte del marciapiede.

La strada del ritorno è sempre più corta, è vero. E si può ripercorrere, certo. Ma prima di farlo, dobbiamo tirare avanti lungo tutta l'andata, senza guardarci indietro, arrivare alla fine del percorso e capire cosa abbiamo imparato, durante quei passi. Perché il dolore ci avrà sicuramente reso più forti e, di tutto quel coraggio, dovremmo aver capito cosa farne.









domenica 31 luglio 2016

Clara Bensen - Io viaggio leggera

Clara Bensen - Io viaggio leggera: Un racconto minimalista di amore e viaggi

Rizzoli
2016
pp. 271
€ 17

Il mondo avrà sempre bisogno di sognatori: persone decise a seguire un impulso interiore e a intraprendere il sentiero più ricco di possibilità creative. Sognatori, cercatori e guaritori faticano a sopportare l'incertezza e la sofferenza. Il motto “segui i tuoi sogni” dovrebbe essere accompagnato da una precisazione, una clausola che quasi sempre viene omessa: “ E fregatene dei risultati”.
E' vero, dobbiamo nutrire i nostri sogni più grandi e i nostri desideri più segreti, ma dobbiamo sognare con leggerezza, dobbiamo desiderare con agilità. Adattarci, assecondare il flusso e cambiare rotta quando la vita ci riserva delle sorprese. Possono esserci situazioni nelle quali ci viene richiesto di abbandonare i vecchi sogni e di cominciare a seguirne altri.
Per ogni fase feconda di azione e soddisfazione, può essercene una in cui invece ci sentiamo abbandonati nel deserto, privi di direzione. Come in natura, i cicli sono fisiologici, certe volte addirittura necessari.
Se non avessi guardato alla vita attraverso le lenti della sognatrice, non avrei mai scritto quei messaggi a Jeff su OkCupid. Di certo non avrei comprato un biglietto aereo per la Turchia e per nessuna ragione al mondo mi sarei ritrovata in uno studio dell'Università di Cambridge a intrattenere dotte conversazioni sulla natura delle coincidenze.”


Tre settimane, un solo vestito, otto nazioni, zero valigie. Un racconto minimalista di amore e viaggi”, è la frase che fa da contorno al titolo del libro, ed è azzeccatissima, perché descrive perfettamente queste 270 pagine.

Clara Bensen è una ragazza di Austin (Texas), divenuta celebre dopo aver documentato il suo folle viaggio su Instagram; se siete curiosi di vederla potete quindi sbirciare il suo ricco profilo che aggiorna quasi quotidianamente.
Anni fa è venuta fuori da una brutta crisi esistenziale: era giovanissima, e la cosa l'ha ovviamente segnata, tanto che ricorda ogni singolo momento e, anche mentre racconta il presente, ogni tanto fa riferimento al passato per comprendere i suoi attuali modi di vivere.
Ciò che ha posto il segnale di fine a quella triste fase della sua vita, è stata l'iscrizione ad OkCupid, un banalissimo sito di incontri online – a quanto pare parecchio gettonato in America – nel quale, nel giro di poche ore, grazie ad una frase ad effetto (toh, che fantasia!), è riuscita a conoscere Jeff, professore universitario che, esattamente come lei, aveva deciso di dare un taglio alla vecchie abitudini (in questo caso rappresentate da moglie, figlia, lavoro sicuro), per andare all'avventura e...finire a vivere in un cassonetto (sì, personaggio singolare, decisamente).
I due escono qualche volta insieme e poi..tac!, un mix di incoscienza, coraggio e follia, prende d'assalto Clara che, all'affermazione di Jeff: “Non scherzavo a proposito del viaggio. Dovresti venire con me”, non riesce a trattenersi dall'urlare: “Sì!” e partire.
Attenzione, non si tratta di un viaggio “normale”, non è con gente ordinaria che abbiamo a che fare.
Si tratta infatti di un tour di tre settimane, in giro per l'Europa, con addosso un solo vestito, nessuna valigia, niente trasporti né hotel prenotati, nessun itinerario preimpostato.
Un vestito turchese per lei, una polo a righe, un paio di pantaloni rossi ed un cappello da cowboy per lui: colori sgargianti, per riconoscersi tra la folla. Poi uno spazzolino da denti ed un cellulare a testa. Null'altro.
Avventura. Voglia di vivere e di scoprire. Eccolo qui, il loro bagaglio.
Due persone a tratti diametralmente opposte che imparano a conoscersi davanti alle rovine dell'antica Grecia, all'interno dei mercati rionali e sui divani di sconosciuti, diventati compagni di viaggio tramite couchsurfing.
Due perfetti flâneur – come ama definirsi Clara –, ossia moderni esploratori che si mescolano al movimento urbano e si sentono a casa ovunque, anche quando la loro vera abitazione è lontana mille miglia.
Quello di Jeff e Clara è un esperimento: è cercare di capire se è possibile viaggiare leggeri, non solo in Europa o nel mondo, ma anche in generale, nel quotidiano, nelle relazioni. Capire se si può inseguire un sogno, o un ideale di libertà, pur restando fedeli alle scelte affettive e lavorative fatte. Spogliarsi di tutto, rimanendo solo con l'essenziale, con ciò che si è.
Leggendolo, mi è tornata in mente una famosa canzone che fa: “Perché alla giusta distanza, la vista migliora e allontanarsi è conoscersi...”. Ecco, è un po' quello che Clara e Jeff sono andati a cercare.

E' un libro di semplice lettura e di piacevole compagnia. Non bisogna aspettarsi grandi cose, ma permette di trascorrere qualche ora di tranquillità macinando spunti su come reagire in modo differente alle talvolta spiacevoli sorprese della vita.
Partire senza un bagaglio, per tre settimane, significa lasciare tutto a casa, chiuso a doppia mandata. Tutto. Non solo le bollette, i pensieri e le preoccupazioni, ma anche - e forse soprattutto - le sicurezze.
Nel 2016 (anche se le vicende narrate si riferiscono a qualche anno fa, comunque l'età della pietra era bella che superata) partire con un unico paio di mutande e lavarle a casa di un Pinco Pallino qualsiasi, solo quando si ha la fortuna di fare il suo incontro, può apparire giusto un po' folle, ma se fa parte del gioco, e si è disponibili a giocare, beh, ci può stare.
E' un libro che consente di fare il giro dell'Europa, tra Istanbul ed ex Jugoslavia, passando per Grecia e Ungheria, servendosi degli occhi di una semplice ragazza di città dal vestito turchese, tra curiosità, sfrontatezza e paura. Già, perché prendere un aereo con uno che hai conosciuto in chat poche settimane prima, senza sapere se nei giorni successivi avrai la possibilità di lavarti, mangiare, dormire o, più semplicemente, se riuscirai a tornare a casa tutta intera, a volte può anche sembrare un tantino azzardato. Ma Clara è stata fortunata: la vita, dopo quel crollo, pare aver cominciato a volerle bene, o forse è lei che ha imparato a far tesoro di tutto ciò che le era capitato ed è riuscita a sfruttarlo a suo favore. Sta di fatto che il lieto fine, proprio per lei che mai ci avrebbe creduto, c'è stato: basta guardare su Instagram come sono finiti i due matti. Queste pagine rappresentano infatti solo il primo, di una lunga serie di esperimenti in giro per il mondo.
E' un viaggio minimalista, sì, questo di Clara, proprio come recita la copertina. Amore, luoghi, persone, timori, desideri e meraviglie, mescolati insieme alla ricerca dell'equilibrio perfetto ed essenziale: la Vita Leggera, così com'è. Quel filo teso il giusto, tanto da non spezzarsi, tanto da non allentarsi.


lunedì 11 luglio 2016

Barbara Fiorio - Qualcosa di vero

Barbara Fiorio - Qualcosa di vero

Feltrinelli

2015
pp. 249
€ 15



Salì su un taxi e si godette il viaggio guardando scorrere la città oltre il vetro. Le macchine nella corsia accanto, le luci accese nei palazzi, le persone che camminavano sui marciapiedi, chi aspettava un autobus, chi attraversava la strada.
Gente. Gente che viveva, gente che restava ferma o che correva chissà dove, gente che arrivava, gente che andava, gente che dietro le finestre cenava o litigava, gente che urlava, gente che picchiava, gente che piangeva o si vergognava.
Erano tutti numeri, dati target e cluster, erano qualcosa da analizzare, da raggiungere von slogan e prodotti, da far canticchiare negli ascensori, da far sognare davanti a una vetrina, da ingozzare di cibo industriale, da strigliare con saponi chimici, da ossessionare con oggetti di tendenza, da rintronare con bevande alcoliche. Qualunque cosa facessero, erano convinti che fosse una loro libera scelta.
Desiderò provare qualcosa per loro, ma non ci riuscì.
Senza un volto e una storia, per lei tutto era gente. Aveva sposato cause umanitarie, aveva difeso valori e si era indignata per le ingiustizie nel mondo, sempre con profonda convinzione. Aveva accumulato diverse posizioni nette che non aveva ancora messo in dubbio, ma sempre a una debita e rassicurante distanza. Fino al giorno in cui una bambina le aveva chiesto una fiaba.”


Non a tutti i bambini piacciono le classiche storie dal finale “E vissero sempre felici e contenti...”. Alcuni sono talmente assuefatti alla realtà che non si fanno certo abbindolare da una scarpetta di cristallo e da un castello incantato. O meglio, va bene la scarpetta, va bene il castello ma..poi? La realtà dove sta?
Ecco, Rebecca ha nove anni e di bugie e sotterfugi ne ha già abbastanza. E le fiabe le piacciono, davvero, ma solo quelle raccontate dalla Signora della Buonanotte. Quelle storie dove ci sono le principesse vere, che spesso sono stupide, o lasciano le mele a metà, o non si innamorano certo di uno a caso, solo perché le ha baciate una volta, mentre si erano assopite un attimo.
La signora della Buonanotte è Giulia, la vicina di pianerottolo, trentenne, grafica pubblicitaria all'apice del successo che, tra pubblicità vegane e di lubrificanti, mai e poi mai avrebbe potuto immaginare che un giorno sarebbe finita a raccontare storie ad una novenne curiosa e impertinente.
Rebecca è arrivata da poco in città insieme alla madre Anna, in fuga da una situazione divenuta col tempo troppo stretta e pericolosa. Giulia è invece in fuga dall'amore che, come in ogni romanzo di questo genere, si ritrova tutti i giorni davanti agli occhi, eppure lo sguardo sul povero Lorenzo resta appannato. Quello che invece agli occhi di Giulia appare sempre magicamente nitido, è l'ingegnere di turno, che non amerà mai Giulia come la ama Lorenzo, ma questo lei mica lo può sapere. Lo deve scoprire. Come scoprirà, pian piano tutto il resto e, unendo i pezzi, riuscirà a ricomporre un puzzle che sembrava destinato a farsi in pezzetti sempre più piccoli.

Qualcosa di vero è un mix tra favola e verità, e colpisce proprio per questo, per la sua capacità di sdrammatizzare, senza perdere di vista la crudeltà della vita.
Il romanzo scorre che è una meraviglia e, come si può immaginare, non è difficile ritrovarsi a sorridere tra una pagina e l'altra.
Sebbene possa essere annoverato tra le letture leggere, ideali per prendersi una pausa “rinfrescante”, è tutt'altro che trascurabile. La Fiorio affronta infatti temi per niente comodi, ma il suo punto forte, a mio parere, è che lo fa senza prendere le parti di nessuno. Ho chiuso il libro e mi è rimasto un quesito, e questo mi è piaciuto, perché mi ha costretto ad analizzare entrambe le facce della medaglia.

domenica 28 febbraio 2016

Muriel Barbery - L'eleganza del riccio

Muriel Barbery - L'eleganza del riccio

2007
Edizioni e/o
pp. 318
€ 9,90






E' difficile rimettersi all'opera dopo tanto tempo.
Anche se non si perde l'abitudine di prendere in mano carta e penna, scrivere recensioni – oddio, che parolone - è sempre un tantino diverso.
E' vero, le mie assomigliano più spesso a vere e proprie divagazioni mentali, ma vi assicuro che comunque, buttare giù critiche ed emozioni alla rinfusa, non è un lavoretto da cinque minuti.

Cosa mi ha spinto a ritornare qui oggi, non lo so.
Forse il fatto che ieri, in libreria, un ragazzo dichiaratamente non-lettore doveva fare un regalo e mi ha chiesto qual era l'ultimo libro che avevo letto.
Sì, una cosa così, banale.
Ed evidentemente, nel disperato tentativo di sbrogliare sensazioni che venivano fuori senza controllo e cercare di formulare frasi senza sembrare una pazza scatenata, sono riuscita a convincerlo.
Dopo un po' l'ho visto andare alla cassa: da lontano mi ha sorriso e ha agitato in aria il libro. Della serie: “Ehi, guarda, alla fine ho preso quello che mi avevi consigliato!”
Le soddisfazioni di una pseudo-libraia. :)
Per la cronaca, era “L'eleganza del riccio”. E...oh no, non l'avevo ancora letto.
Uno dei tanti libri che tenevo da tempo in libreria, ma per il quale ancora non era arrivato il momento giusto.

Se ancora non conoscete la storia, a me ha ricordato un po' quella di uno degli ultimi libri che ho recensito qui .
Siamo sempre a Parigi, e ancora una volta, all'interno di un palazzo speciale, o meglio, in cui abitano persone speciali.
Due le protagoniste, principalmente: da una parte Renée, portinaia che risponde, in apparenza, in tutto e per tutto, al classico prototipo di portinaia grassa, malconcia, ignorante, e trasandata; dall'altra parte Paloma, dodicenne, in apparenza una ragazzina come tante, mediocre quanto basta.
Le due personalità non potrebbero essere più diverse, eppure c'è un filo conduttore che le lega, e che si scopre solo man mano che si va avanti con la lettura.

Rossella Calabrò - Farfalle sullo stomaco

Nuova recensione per Leggereacolori

"Farfalle sullo stomaco" 
di Rossella Calabrò